Petra, la magnifica città incisa nella roccia

Petra  è situata a circa 250 km a sud della capitale Amman, tra le montagne del Wadi Araba e la grande valle che si estende dal Mar Morto fino al Golfo di Aqaba nel mar Rosso. Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO il 6 dicembre 1985, ed eletto nel 2007 come una delle sette meraviglie del mondo moderno, Petra è un luogo maestoso, perfino “magico”, che ha in sé molti segreti nascosti in attesa di essere rivelati.

Il nome “Petra” deriva dalla parola greca che significa “roccia”, poiché la città è stata interamente scolpita su una vasta catena di arenaria rosa. Il sito archeologico risale al 300 a.C.

 

Il sito archeologico è stato riscoperto nel 1812 dal grande esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt, noto per aver trascorso molti anni a studiare la lingua araba e la storia dell’Islam.


L’ingresso più spettacolare nella città di Petra è sicuramente quello che si raggiunge attraverso una lunga fessura tra le rocce chiamata “Siq”, un suggestivo canyon di circa 200 metri.


Alla fine del primo tratto di questo lungo e stretto canyon si raggiunge un ampio spiazzo da cui si può osservare uno tra i più famosi monumenti di Petra, ovvero il “Khasneh al Faroun” o “Tesoro del Faraone”, la cui monumentale facciata è incisa e scolpita interamente nella roccia rosa.


La città di Petra è composta da tantissimi monumenti e costruzioni dall’altissimo valore ingegneristico e presenta oltre 800 monumenti, di cui 500 sono tombe.


Vicino al Siq si trova la “Tomba dell’obelisco”, uno spettacolare monumento funerario con al centro una figura antropomorfa (probabilmente una divinità).
Dal lato opposto al “Tesoro del faraone” c’è la “Sala Sacra”, che si suppone avesse una funzione oracolare. Dopo il Siq la strada si allarga e sui due lati si trovano più di 40 tombe e case costruite con uno stile sopraffino che ricorda molto l’architettura assira.

In cima allo “Jebel Madbah” c’è l’Altura del Sacrificio ( è una bella passeggiata tortuosa e stancante, ma ne vale la pena di fare) che i Nabatei spianarono per ottenere una piattaforma sulla quale venivano praticati sacrifici di animali, probabilmente per placare le divinità o per richiederne dei favori.
Altri monumenti sono il “Tempio Grande”, il Qasr al-Bint ovvero il “Castello della figlia del Faraone”, il “Tempio dei Leoni alati”, la chiesa, il Museo di al-Habis e il Museo Nabateo.


Sulle colline nella parte più alta sopra i monumenti si trova il Monastero, un edificio scavato interamente nella roccia e molto simile al Palazzo del Tesoro, ma molto più grande (50 metri di larghezza per 45 di altezza).
Infine, un ampio spazio viene occupato da un teatro che poteva ospitare fino a 8.000 persone.


Ad oggi gli archeologi ritengono che al disotto dell’attuale città ne esista un’altra, coperta interamente dalle sabbie del deserto e ancora tutta da scoprire.
Questo misterioso sito nel corso della sua storia è stato occupato da molte e diverse tribù. Sulla base dei racconti tradizionali la prima tribù nota ad occupare l’area fu quella degli Edomiti, di cui però si sa molto poco. Più tardi, intorno al 300 a.C., fu una tribù araba politeista chiamata “Nabatei” a migrare e a stanziarsi nella zona.


Fu proprio sotto il domino dei Nabatei che Petra fiorì e divenne la capitale lussureggiante del loro misterioso regno. I Nabatei sono anche considerati dalla storiografia ufficiale come i costruttori di Petra. Questa tribù di nomadi era nota in antichità e venne menzionata nei testi di molte antiche culture, e le registrazioni che contengono riferimenti ad essi sono state ritrovate presso molti popoli distanti nel tempo e nello spazio, dall’antica Grecia all’Impero romano fino alla Cina. Eppure molto poco si sa sui Nabatei, la cui origine rimane ancora oggi avvolta nel mistero.

 

Nel 106 a.C. i Romani presero il controllo della città facendola diventare un avamposto militare. In quei anni i Romani modificarono strade e costruirono un anfiteatro presente ancora oggi.

Nel V secolo d.C. venne costruita anche una chiesa cristiana ancora presente e visitabile.

La città venne completamente abbandonata attorno al 1200 d.C.


La maggior parte di ciò che ci è arrivato al riguardo deriva per lo più dagli scritti antichi di storici classici come Strabone e Diodoro Siculo.

Molte leggende aleggiano intorno a questa meravigliosa città. Una di queste fu tramandata dai Crociati, nella quale cui si narra che fu proprio nelle vicinanze di Petra che Moshè colpì con il suo bastone magico una roccia e fece fuoriuscire dell’acqua per dissetare gli israeliti in fuga dall’Egitto.

Un’altra leggenda ha invece a che fare con alcuni presunti tesori preziosissimi che sarebbero nascosti all’interno della parete rocciosa di “Al Khazneh”; infatti molti cacciatori di tesori nel corso della storia, venuti a conoscenza di queste leggende, spararono sulla facciata in cerca di essi, e i segni di questi colpi sono ancora oggi visibili sui monumenti.

Petra è stata utilizzata anche come set di numerose pellicole cinematografiche, tra le quali “Indiana Jones e l’ultima crociata”, “Transformers – La vendetta del caduto” e “Mission to Mars”; in quest’ultimo film lo scenario della città è utilizzato per simulare il suolo marziano esplorato da un rover (robot movente radiocomandato).

Com’è stato possibile per i Nabatei – ammesso che siano stati veramente loro – costruire un simile capolavoro architettonico migliaia di anni fa, utilizzando utensili e tecniche edilizie dell’epoca, riuscendo a scolpire e modellare tridimensionalmente un’intera valle montuosa modificandone completamente l’aspetto, rendendola rigogliosa e abitabile al punto tale da arrivare intatta fino ai nostri giorni?

Ad oggi è comunemente sostenuto dai ricercatori che soltanto il 15% della città è stato riportato alla luce. Però molti scavi sono attualmente in corso e molti antichi segreti iniziano ad essere svelati. Uno scavo recente per esempio ha portato alla luce numerose opere d’arte dallo stile architettonico ellenistico, che gli studiosi datano a più di 2.000 anni fa, e alcune statue raffiguranti un bambino con le ali che suona un flauto.


Si spera quindi che in un futuro non troppo remoto nuovi scavi possano riportare in superficie il restante 85% della città ancora sepolto, così da rivelare una volta per tutte i tanti segreti che continuano a riposare sotto le profonde sabbie del deserto della Giordania.

 

Come visitare Petra

Per visitare Petra il modo migliore è con un tour organizzato (www.viaggicaserta.it) perché arrivarci in autonomia è difficile e può creare anche molti problemi sia che si noleggi un’auto, sia che ci si provi ad arrivare con i mezzi pubblici.

Il modo migliore è un tour organizzato che partono dalla città Wadi Musa dove solitamente si pernotta per visitare Petra, consigliamo almeno 2 giorni per visitare bene e con calma il complesso di Petra. In un giorno si riescono comunque a vedere le attrazioni principali.


Molti tour si possono abbinare anche a Gerusalemme e Tel Aviv.

 

 

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masviaggi.it - maggio 2015